Ultima fermata, un film sull’Irpinia d’oggi

Quasi interamente autoprodotto e sicuramente indipendente il film “Ultima fermata”, del regista Giambattista Assanti.

La trama trae spunto da un evento di cronaca reale: la chiusura della tratta ferroviaria che collega il capoluogo irpino di Avellino al paesino di Rocchetta sant’Antonio, al confine tra la provincia di Avellino e quella di Foggia.

La storia inizia dal punto di vista del vecchio Domenico, capostazione in pensione di quella fermata che collegava l’entroterra con il capoluogo, che è ormai chiusa, in attesa del decreto ufficiale. Domenico è conosciuto da tutti, e ci lascia proprio ad inizio film.

Il racconto prosegue con suo figlio Rocco che, ormai emigrato a Torino, arriva nel paese natale per raccogliere gli ultimi oggetti del padre ormai defunto. Tra loro non correva buon sangue, e il film lascia scoprire pian piano il perché.

Domenico era un convinto comunista militante, e da sempre raccontava in paese di suo figlio Rocco, ingegnere di grande successo, emigrato a Torino. L’arrivo di Rocco in paese viene salutato quasi come una salvezza, e Rocco è visto come colui che, sulla base delle sue conoscenze ingegneristiche, possa aiutare Rocchetta a ritrovare la sua linea ferroviaria.

Ma Rocco non è un ingegnere! E’ un capitano dei carabinieri! La scoperta, per lo spettatore, avviene per caso. Lui è in giro con Nina, il suo amore giovanile che sta vivendo come un ritorno di fiamma, e, fermati ad un posto di blocco in evidente stato di ebrezza, esibisce il suo distintivo.

La scoperta pone lo spettatore di fronte al piacere di congiungere i punti, gli accennai, che la narrazione regala con un equilibrio encomiabile, e vede pian piano la metamorfosi del personaggio di Rocco. Il foglio di Domenico ritrova pian piano la bellezza di quei luoghi, le tradizioni, che lo riportano alle radici, all’infanzia, e lo rendono sensibile, meno scontroso, tanto da fargli ritardare più volte la partenza. Rosa (interpretata da Claudia Cardinale), iniziata dopo la morte di sua madre, e cresciuta proprio in quella ferrovia ormai chiusa.

Lo scenario di questo meraviglioso film è l’irpinia. La linea ormai soppressa ne fungeva da raccordo unico, e la stessa Rocchetta, dal 1939 ascrivibile alla provincia di Foggia e, formalmente, alla Daunia, denuncia tutti le caratteristiche della verde terra campana.

Un film di puro sentimento, che, nel goderlo, consente anche di ammirare paesaggi unici, che conciliano la mente e gli occhi e ci catapultano in un mondo che quasi non esiste più.

la locandina del film

la locandina del film

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