Catalanesca, Vesuvio e Spagna mai così vicini

L’origine è spagnola, anzi catalana, ma lo sviluppo è tutto dovuto al Vesuvio e alla sua unicità. La catalanesca è un’uva campana che solo nell’ultimo decennio è tornata in auge ricevendo i riconoscimenti che merita, da parte di esperti e appassionati.

Il nome trae origine dall’importazione del vitigno dalla catalogna da parte di Alfonso I d’Aragona. Come spesso succede, quello che si contamina con Napoli in particolare, diventa unico. E così è stato per la catalanesca. Inizialmente utilizzato per la denominazione Vesuvio, per la sotto-denominazione Lacryma Christi, è stata poi soppiantata, per questo “taglio”, dall’uva caprettone (di cui a breve parleremo).

Ma tra catalanesca e caprettone le differenze sono tante, nonostante le apparenze e l’utilizzo facciano pensare al contrario.

La catalanesca ha la sua migliore espressione nei vigneti presenti tra sant’Anastasia e Ottaviano. Un passo indietro restano invece quelli di Terzigno e Trecase, molto più forti con il caprettone.

Le caratteristiche della catalanesca lo abbiamo già detto, sono uniche. La forte mineralità delle terre del Vesuvio si avverte già nel profumo di questo vino, che è generato da un”uva utilizzata anche come frutta da tavola, per la sua dolcezza, e la consistenza degli acini, non molto grandi rispetto alle uve utilizzate per vinificare. Proprio per il suo utilizzo sulla tavola come frutta, forse quest’uva ha nel tempo perso la sua importanza come base vinificatoria nel tempo, poi ritrovata, come detto, per fortuna.

Dopo il profumo, si passa al colore, di un giallo molto carico, per poi arrivare al sapore molto mediterraneo: frutta, macchia mediterranea, si ritrovano per non abbandonare mai, ed arrivare così fino al palato.

Per capire appieno la bontà di questo vino, bisogna assaggiarlo, ed assaporarne nei migliori esempi che, come detto, si esplicano nei vigneti esposti nei comuni del lato del Monte Somma.

uva catalanesca, fonte nonsolotappo.info

uva catalanesca, fonte nonsolotappo.info

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